Tribunale di Piacenza: Autovelox? E' necessaria la preventiva segnalazione documentata nel verbale di accertamento...

Tribunale di Piacenza: Autovelox? E' necessaria la preventiva segnalazione documentata nel verbale di accertamento...

Il Tribunale di Piacenza, nella sentenza n. 4356/2008, in materia di circolazione stradale, ha affrontato il tema relativo alla possibilità di attribuire fede privilegiata alle dichiarazioni rese in giudizio dall’agente di p.g. verbalizzante circa preventiva segnalazione dell’apparecchio di rilevamento della velocità (preventiva segnalazione resa obbligatoria, con l’entrata in vigore dell’art. 3 del d.l. n. 117 del 2007, conv. nella l. n. 160 del 2007, per tutti i tipi e modalità di controllo effettuati con apparecchi fissi o mobili installati sulla sede stradale).




Tribunale di Piacenza - Sentenza 8 giugno 2013 - n. 4356/2008 RG

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La presente sentenza viene redatta secondo le indicazioni dettate dagli art.li 132 cpc e 118 disp. att. c.p.c.

1. L’appellante impugna la sentenza n. 792/08 con cui il Giudice di Pace di Piacenza ha respinto il ricorso proposto dall’odierno appellante avverso il verbale n. 804A/2007 notificatogli dalla Polizia Municipale dell’ Unione dei Comuni Bassa Val Trebbia e Val Luretta con il quale gli si contestava la violazione dell’art. 142.8 C.d.S. asseritamente avvenuta in località Gragnano (PC) in data 13.09.2007.

La sentenza resa dal giudice di prime cure viene censurata in quanto ingiusta ed iniqua ed in particolare per aver il G.d.P. attribuito fede privilegiata alle dichiarazioni dell’agente di p.g. verbalizzante, escusso in dibattimento sulle circostanze dell’infrazione contestata ed in specie sulla presenza o meno della segnaletica mobile; ciò sotto il profilo formale. Sotto il profilo sostanziale, i motivi d’appello – che ripercorrono le doglianze già svolte in prime cure – evidenziano come l’iter logico seguito da quel decidente appaia inficiato da un tendenziale favor per l’ Amministrazione appellata, “parte privilegiata”.

L’appellante chiede conseguentemente, in riforma della pronuncia di primo grado, annullarsi con qualsiasi formula il verbale de quo.

Resiste l’amministrazione appellata contestando tutto quanto ex adverso dedotto ed eccepito ed insistendo per il rigetto del gravame.

2. L’appello è fondato e merita accoglimento.

Anche in ragione della data della pretesa infrazione (13.09.2007) può rammentarsi l’arresto della Giurisprudenza di legittimità, secondo cui l’obbligo della preventiva segnalazione dell’apparecchio di rilevamento della velocità previsto, in un primo momento, dall’art. 4 del d.l. n. 121 del 2002, conv. nella legge n. 168 del 2002, per i soli dispositivi di controllo remoto senza la presenza diretta dell’operatore di polizia, menzionati nell’art. 201, comma 1- bis, lett. f), del codice della strada, è stato successivamente esteso, con l’entrata in vigore dell’art. 3 del d.l. n. 117 del 2007, conv. nella l. n. 160 del 2007, a tutti i tipi e modalità di controllo effettuati con apparecchi fissi o mobili installati sulla sede stradale, nei quali, perciò, si ricomprendono ora anche gli apparecchi telelaser gestiti direttamente e nella disponibilità degli organi di polizia (così Cass. 656/2010; Cass. 13727/2011). L’obbligo di segnalazione, pertanto, sussisteva.

Evidenti ragioni di tutela del buon andamento, efficienza, efficacia ed imparzialità dell’azione amministrativa implicano in capo alla amministrazione procedente un correlativo onere di documentazione dell’ adempimento di tale obbligo; ed invero funzionale proprio all’attuazione di tali principi deve intendersi la predisposizione, da parte dell’Amministrazione, di appositi moduli prestampati da compilarsi in occasione della contestazione delle infrazioni; moduli che, pertanto, dovrebbero recare espressa menzione della presenza o dell’assenza di segnaletica mobile.

Nel caso di specie, viceversa, il modulo notificato, e prodotto in atti, non reca alcuna indicazione sul punto, neanche per implicito o per relationem. Palese è dunque l’inosservanza del disposto dell’art. 142 C.d.S., che assume rilevanza anche sotto il diverso e connesso profilo del vizio di motivazione dell’atto, contrariamente a quanto ritenuto dalla sentenza appellata.

Per costante ed assolutamente consolidata giurisprudenza il verbale di accertamento, in quanto redatto dal pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, fa piena prova fino a querela di falso (cfr. da ultimo Cass. 15966/2012). Tanta e tale è l’ efficacia probatoria riconosciuta a tale documento da precludere al giudice ogni sindacato di merito su fatti e circostanze ivi riportate: il costante, se non ossessivo, riferimento della giurisprudenza in materia alla necessità di precludere al giudice ogni valutazione sulle modalità dell’accertamento (dispiegamento di uomini e mezzi, individuazione della sede stradale o della porzione di questa da sottoporre a controllo, individuazione del luogo ove posizionare l’apparecchiatura; in terminis da ultimo Sez. Un. 3936/2012) ben può ritenersi fondato, oltre che sul principio di salvaguardia della discrezionalità della pubblica amministrazione, anche sul rilievo, di ordine processuale e sostanziale, della impossibilità di spingere l’apprezzamento dei fatti di causa al di là di quanto risulti da un atto fidefaciente non ritualmente contestato. In altri termini, finché non sia proposta e definita la querela di falso, e non sia pertanto caducata, insieme con l’atto, la sua forza preclusiva di ogni contrario accertamento, non possono essere ammessi mezzi istruttori tesi a contrastare il contenuto dell’atto a fede privilegiata.

Ciò è invece esattamente quanto avvenuto nel caso di specie; non sfugge pertanto il rilievo, preliminare, della inammissibilità della prova orale articolata, dedotta ed illegittimamente ammessa ed esperita in primo grado.

 



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