Cassazione: è violenza sessuale se un uomo visita le donne spacciandosi per ginecologo...

Cassazione: è violenza sessuale se un uomo visita le donne spacciandosi per ginecologo...

La Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, nella sentenza 14 maggio 2013 n. 20754, ha affermato che: "...sussiste violenza sessuale, ex art. 609-bis c.p., allorché la condotta si concreti in una illegittima violazione della sfera della libertà sessuale della vittima, posta in essere dall'autore con la consapevolezza dell'azione che compie, indipendentemente dal fatto che lo stesso ne tragga un appagamento della propria libido...".




SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE - SEZIONE III PENALE - Sentenza 17 aprile – 14 maggio 2013, n. 20754 - (Presidente Mannino – Relatore Lombardi)

 

 

 

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di L'Aquila ha confermato la sentenza del Tribunale di Lanciano In data 19/04/2010, con la quale S.P. era stato dichiarato colpevole dei reati: a) di cui agli art. 81 cpv. e 609 bis, secondo comma n. 2), c.p., a lui ascritto perché, qualificandosi come ginecologo, aveva tratto in inganno L.I. e F.N. , inducendole a subire atti sessuali; b) di cui agli art. 81 cpv. e 348 c.p. per avere esercitato abusivamente la professione di ginecologo e di farmacista senza averne titolo.

Secondo la ricostruzione dei fatti esposta nella sentenza la L. , che era cliente abituale della locale farmacia S. , di cui era titolare la sorella dell'imputato, in un'occasione era stata servita dal fratello della farmacista. Questi si era qualificato medico ginecologo e collega del ginecologo della L. . Successivamente la donna aveva concordato con l'imputato una visita medica che si sarebbe svolta all'interno della farmacia in un giorno festivo. All'appuntamento con lo S. la L. si era fatta accompagnare da un'amica, F.N. , e l'imputato aveva sottoposto entrambe ad una presunta visita ginecologica con ispezione manuale della vagina e palpeggiamento dei seni. In seguito la F. aveva riferito l'accaduto alla signora presso la quale prestava servizio. Quest'ultima le aveva detto che lo S.A. non solo non era ginecologo, ma neppure farmacista. Tale notizia le veniva poi confermata anche dal suo medico curante.

Per quanto interessa in sede di legittimità la sentenza ha rigettato i motivi di gravame con i quali l'appellante aveva contestato l'esistenza degli elementi tipici della fattispecie di cui all'art. 609 bis, comma secondo n. 2), c.p.; dedotto vizi dell'atto di querela e l'inesistenza di un quadro probatorio sufficiente per l'affermazione di colpevolezza.

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso l'imputato, tramite il difensore che la denuncia con vari mezzi di annullamento.

2.1 Erronea applicazione dell'art. 120 c.p.p..

Si deducono vizi dell'atto di querela presentato dalla F. per essere stata presente alla sua redazione la L. , che aveva presentato anche ella querela tre giorni prima, e per avere la predetta L. svolto mansioni di interprete della querelante anche se poteva inferirsi che quest'ultima conosceva la lingua italiana. Nella sostanza si inducono sospetti in ordine alla genuinità dell'atto per avere la F. subito l'influenza della L. .

2.2 Errata applicazione dell'art. 609 bis c.p..

In sintesi, si deduce che, secondo la descrizione della visita ginecologica proveniente dalle persone offese l'imputato non aveva mostrato alcun segno di eccitazione sessuale, né la visita medica sarebbe stata caratterizzata da toccamenti lascivi o libidinosi. Manca pertanto l'elemento caratterizzante la fattispecie criminosa costituito dall'intento perseguito dall'autore del fatto di soddisfare i propri impulsi sessuali.

2.3 Violazione di legge e vizi di motivazione nella valutazione delle prove.

Si riportano le dichiarazioni delle persone offese, evidenziando dubbi in ordine alla attendibilità del narrato. Si censura, poi, la ingiustificata svalutazione delle prove addotte dalla difesa, dalle quali era emerso che nel retro della farmacia non vi era il lettino che sarebbe stato utilizzato per la visita ginecologica. Si riporta la deposizione della sorella dell'imputato, che aveva escluso l'esistenza del fatto, avendo affermato che ella si trovava in un ambiente sovrastante la farmacia, dal quale aveva potuto seguire la vicenda tramite le telecamere a circuito chiuso installate nella farmacia ed ha riferito che le due donne si limitarono a ricevere dei medicinali e subito dopo andarono via. Si indicano infine ulteriori elementi che renderebbero dubbia la ricostruzione del fatto come ritenuto in sentenza.

2.4 Errata applicazione dell'art. 609 bis, ultimo comma, c.p..

Le modalità con le quali sarebbe stati commessi gli atti sessuali, corrispondenti ad una normale visita ginecologica, e la scarsa di lesività della condotta per come percepita delle parti lese avrebbero dovuto indurre i giudici di merito a ritenere sussistente l'attenuante del fatto di minore gravità, come peraltro già ritenuto dal G.I.P. nell'ordinanza con la quale aveva rigettato la richiesta di misura cautelare.

2.5 Travisamento del fatto.

I giudici di merito hanno operato una ricostruzione dei fatto errata, in quanto fondata solo su quanto dichiarato dalle persone offese.

 



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