Cassazione: ...se la figlia è

Cassazione: ...se la figlia è "puttana" allora il padre è "cornuto"...

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 37686 del 2013, ha affrontato il caso circa espressioni colorite utilizzate nei confronti della figlia ddel sig. F.M.. Nella fattispecie, l'imputato aveva detto che la figlia di M. è una "puttana" e in quel caso la Cassazione ha determinato che è il padre ad essere la persona oggesa in quanto sarebbe "cornuto".




Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 16 gennaio - 13 settembre 2013, n. 37686 - Presidente Zecca – Relatore Micheli

 

 

Ritenuto in fatto

Il difensore di A.R..G. ricorre avverso la sentenza indicata in epigrafe, con la quale risulta essere stata confermata la condanna dell'imputato, di cui alla pronuncia del Giudice di pace di Agropoli emessa il 10/06/2009, per il reato di ingiurie (in danno di F..M. , costituitosi parte civile).
Il ricorrente lamenta:
violazione di legge processuale (con riferimento agli artt. 431, 526 e 529 del codice di rito), nonché inosservanza ed erronea applicazione degli artt. 120, 594, 595 e 597 cod. pen., evidenziando che il M. sporse a suo tempo querela per il reato di minaccia, dal quale il G. era stato poi assolto, ritenendosi pertanto la stessa parte offesa estranea alle frasi asseritamente offensive che l'imputato avrebbe pronunciato con riguardo alla figlia del M. . Le espressioni irriguardose contestate in rubrica ("tua figlia se la fottono tutti e perciò è una puttana, e tu saresti un cornuto") si riferivano infatti in prima battuta ad altra persona, e non risultavano istanze punitive di sorta avanzate dalla figlia del denunciante; peraltro, in sede di testimonianza, il M. non aveva neppure confermato di essere stato apostrofato con l'epiteto di "cornuto", formulato in ogni caso al condizionale già secondo il capo d'imputazione e perciò consistente in una espressione "blandamente ingiuriosa". L'affermazione di penale responsabilità era stata formulata, in definitiva, ricorrendo il giudicante al contenuto della querela iniziale, non utilizzabile se non ai fini della verifica della condizione di procedibilità: analogamente era accaduto in ordine all'offesa rivolta alla figlia del M. (che secondo il ricorrente avrebbe dovuto qualificarsi, al più, come diffamazione) - contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, per il travisamento di risultanze processuali pacificamente acquisite. La madre dell'imputato aveva infatti dichiarato che il G. si era trattenuto con lei per l'intera giornata del *30/12/2005*, escludendo così che potesse essersi verificato l'episodio contestato (che il M. aveva collocato in altra località, a 15 km. di distanza): il Tribunale, come già il Giudice di pace, aveva tuttavia posticipato di un giorno il ricordo della donna, avendo ella parlato del giorno precedente il Capodanno e dei relativi festeggiamenti da preparare, ma secondo la difesa si tratterebbe di pura illazione essendo noto che nel frasario comune la festa di Capodanno deve individuarsi nel 31 dicembre e non già nel 1 gennaio mancata assunzione di una prova decisiva, con riferimento alla testimonianza del sindaco di (…). La necessità di tale deposizione era infatti emersa nel corso della escussione del M. , dipendente di quella amministrazione, avendo egli narrato che si era trovato - in orario di servizio - presso il locale mercato perché il primo cittadino gli aveva dato l'incarico di comperare dei gancetti per appendere quadri: la difesa intendeva così accertare la falsità di quell'assunto, reputando del tutto inverosimile che il sindaco potesse aver dato mandato ad un impiegato per svolgere quella mansione, richiedendosi per gli acquisti di un ente ben altre procedure e comunque esistendo uffici a ciò preposti, cui il M. non apparteneva.

 



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