Cassazione: violenza sessuale subita da una bambina a scuola da parte di un operaio... ne risponde il Ministero dell'Istruzione...

Cassazione: violenza sessuale subita da una bambina a scuola da parte di un operaio... ne risponde il Ministero dell'Istruzione...

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 13457 del 2013, ha affermato chè onere del Ministero dell'Istruzione e non quindi del Comune resistente risarcire il danno di violenza sessuale che viene subito durante l'orario scolastico da un'allieva da parte di un operaio che esegue lavori di manutenzione all'interno dell'istituto in quanto l'obbligo di vigilare circa l'incolumità degli allievi grava sulla scuola.




Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 19 aprile – 29 maggio 2013, n. 13457 - Presidente Berruti – Relatore Carluccio

 

 

Svolgimento del processo

1. I genitori della minore A.S. convennero in giudizio il Ministero dell’Istruzione, il Comune di Tivoli e A.V., chiedendo il risarcimento del danno derivante dalla violenza sessuale aggravata accertata con sentenza penale passata in giudicato - compiuta dal V. nei confronti della minore all’interno della scuola elementare, dove frequentava la seconda classe e dove il V. stava eseguendo lavori di manutenzione dell’immobile, su incarico del Comune.
Ai fini che ancora rilevano nella presente controversia, il Tribunale accolse la domanda nei confronti del V. e del Ministero e la rigettò nei confronti del Comune.
L’impugnazione proposta dal Ministero, volta a far valere il proprio difetto di legittimazione passiva e il vizio di ultrapetizione per aver il giudice ritenuto la sussistenza della responsabilità contrattuale mentre era stata invocata la responsabilità extracontrattuale, fu rigettata dalla Corte di appello di Roma (sentenza del 2 marzo 2009).
2. Avverso la suddetta sentenza il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca propone, ricorso per cassazione con tre motivi.
Resistono, con distinti controricorsi, il Comune di Tivoli e A.S., divenuta nelle more maggiorenne; quest’ultima propone anche ricorso incidentale condizionato.

 

 

Motivi della decisione

1. La Corte di merito, nel rigettare l’impugnazione per ultrapetizione proposta dal Ministero, ha ritenuto che il giudice di primo grado aveva correttamente esercitato i propri poteri relativi alla qualificazione della domanda, interpretando e qualificando come domanda contrattuale di responsabilità quella proposta, ex artt. 2043, 2048 e 2049 cod. civ., facendo leva sull’obbligo di vigilanza del Ministero.
1.1. Il terzo motivo di ricorso, logicamente preliminare, deduce violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., quale ultrapetizione, per avere il giudice ritenuto corretta tale qualificazione, nonostante rientri nel potere dispositivo della parte proporre cumulativamente i due tipi di azione.
1.2. La censura non ha pregio e va rigettata.
Da oltre un decennio è principio consolidato, nella giurisprudenza di legittimità, che il titolo della responsabilità dei Ministero della pubblica istruzione, nel caso di alunni che subiscano danni durante il tempo in cui dovrebbero esser sorvegliati dal personale della scuola, può essere duplice e può esser fatto valere contemporaneamente. Il titolo è contrattuale se la domanda è fondata sull’inadempimento all’obbligo specificatamente assunto dall’autore del danno di vigilare, ovvero, di tenere una determinata condotta o di non tenerla; extracontrattuale se la domanda è, fondata sulla violazione del generale dovere di non recare danno ad altri. Quindi, lo stesso comportamento può essere fonte per il suo autore sia di una responsabilità da inadempimento, sia di una responsabilità da fatto illecito, quando l’autore della condotta anziché astenersene la tenga, ovvero manchi di tenere la condotta dovuta e le conseguenze sono risentite in un bene protetto, non solo dal dovere generale di non fare danno ad altri, ma dal diritto di credito, che corrisponde ad una obbligazione specificamente assunta dalla controparte verso di lui. Quando una tale situazione si verifica, il danneggiato può scegliere, sia di far valere una sola tra le due responsabilità, sia di farle valere ambedue (in particolare da Cass. 11 novembre 2003, n. 16947, sino a tempi molto recenti).
Inoltre, pure consolidato è il principio secondo cui «il giudice ha il potere-dovere di qualificare giuridicamente l’azione e di attribuire al rapporto dedotto in giudizio un nomen juris diverso da quello indicato dalle parti, purché non sostituisca la domanda proposta con una diversa, modificandone i fatti costitutivi o basandosi su una realtà fattuale non dedotta e allegata in giudizio» (ex multis, Cass. 3 agosto 2012, n. 13945). Principio che si coniuga con quello secondo cui «l’interpretazione della domanda rientra nella valutazione del giudice di merito e non è censurabile in sede di legittimità ove motivata in modo sufficiente e non contraddittorio» (ex multis, Cass. 24 luglio 2012, n. 12944).
1.3. Nella specie, la Corte di merito ha ritenuto corretta la qualificazione della domanda, come responsabilità contrattuale dell’amministrazione scolastica, essendo stata fondata l’azione sull’inadempimento dell’obbligo di vigilanza su di essa contrattualmente gravante e non sulla violazione del dovere generale di non fare danno ad altri.
 



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