Cassazione: attenti ai gestori che si fanno pagare servizi non richiesti... devono rimborsare obbligatoriamente...

Cassazione: attenti ai gestori che si fanno pagare servizi non richiesti... devono rimborsare obbligatoriamente...

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 19882 del 2013, ha affermato che il gestore che applica delle spese per servizi non richiesti è tenuto obbligatoriamente a rimborsare tali spese precepite abusivamente.




Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 10 luglio – 29 agosto 2013, n. 19882 - Presidente Uccella – Relatore Cirillo

 

 

Svolgimento del processo

1. S.M. conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, la Telecom Italia s.p.a., chiedendo che venisse riconosciuto il suo diritto a non pagare alcune bollette telefoniche, ritenute esorbitanti, relative, fra l'altro, a telefonate tramite le utenze speciali di cui ai numeri 144 e 800.
La società convenuta si costituiva chiedendo il rigetto della domanda, sul rilievo che dagli accertamenti effettuati non era emersa alcuna anomalia relativa all'utenza telefonica della S. .
Il Tribunale, con sentenza del 10 settembre 2002, accoglieva la domanda, condannando la Telecom Italia s.p.a. a restituire la somma di Euro 2.060,15.
2. Appellata la pronuncia in via principale dalla parte soccombente ed in via incidentale dalla S. , la Corte d'appello di Roma, con sentenza del 5 ottobre 2006, in riforma di quella di primo grado, rigettava le domande proposte dalla S. , che condannava a pagare la somma di lire 750.000 (relativa ad una bolletta), nonché alla restituzione della somma di Euro 6.070,51 versata dalla società telefonica in esecuzione della sentenza di primo grado, compensando le spese di entrambi i gradi di giudizio.
Osservava la Corte territoriale che l'anomalia dei consumi posta a fondamento della sentenza di primo grado non consentiva di dedurre, in via presuntiva, l'esistenza di intrusioni sulla linea telefonica; tali consumi, inoltre, dipendevano dall'utilizzo dei servizi connessi con la numerazione 144 e da chiamate internazionali, queste ultime plausibili in considerazione del fatto che la S. era stata ricoverata in Francia proprio nel periodo sospetto.
Dall'istruttoria svolta, poi, era emerso che la centralina telefonica era chiusa a chiave e collocata di fronte alla portineria dello stabile, e che la linea non era stata usata in modo abusivo, dovendosi in tal caso necessariamente determinare la “scorticatura del doppino”. D'altra parte - rilevava la Corte - una volta provata la sicurezza della linea e l'assenza di manomissioni, era onere dell'utente dimostrare, anche in via presuntiva, l'abusività delle telefonate, prova che non era stata fornita “in alcun modo”.
Osservava infine la Corte che il fatto che i consumi fossero tornati regolari, senza bollette anomale, dopo l'applicazione della chiave numerica all'utenza della S. confermava che “solo la mancata adozione di sistemi di controllo aveva consentito a chiunque che frequentasse la casa di effettuare telefonate”.
3. Contro la sentenza della Corte d'appello di Roma propone ricorso S.M. , con atto affidato a sei motivi.
Resiste la Telecom Italia s.p.a. con controricorso.
La S. ha presentato memoria.

 



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