Cassazione: mantenimento al figlio da padre musicista precario... per il figlio è

Cassazione: mantenimento al figlio da padre musicista precario... per il figlio è "musica" per le sue orecchie...

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 6288 del 2014, ha affermato che nonostante il padre sia un musicista precario, deve comunque sia riconoscere il mantenimento al proprio figlio.




Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 15 ottobre 2013 – 19 marzo 2014, n. 6288
Presidente Luccioli – Relatore Bisogni

 

 

Fatto e diritto

Rilevato che:
1. Il Tribunale per i minorenni di Milano ha dichiarato cessata la materia del contendere in ordine alla dichiarazione giudiziale di paternità di R.E.G. , nato il (omissis) , richiesta da R.V. nei confronti di E.G.D. , a seguito dello spontaneo riconoscimento avvenuto durante lo svolgimento del giudizio. Ha posto a carico dell'E. un assegno mensile di mantenimento del figlio di 300 Euro, con rivalutazione e obbligo di partecipazione al 50% delle spese straordinarie concordate e documentate.
2. E.G.D. ha appellato la sentenza deducendo un suo stato di precarietà lavorativa e indigenza e chiedendo la riduzione a 100 Euro dell'assegno mensile.
3. Si è costituita la R. chiedendo il rigetto dell'appello e in via incidentale la elevazione dell'assegno a 400 Euro mensili.
4. Acquisita informativa della Guardia di Finanza la Corte di appello ha respinto sia l'appello principale che quello incidentale e ha compensato le spese processuali.
5. Ricorre per cassazione E.G.D. affidandosi a tre motivi di impugnazione. Si difende con controricorso la R. .
Ritenuto che:
1. Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 91, 92 e 116 c.p.c. e insufficiente e/o omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio quanto alla condanna alle spese del primo grado.
2. Il motivo è infondato. La Corte distrettuale ha ritenuto implicitamente che il giudice di primo grado avesse fatto buon governo del principio della soccombenza a fronte di una resistenza al riconoscimento del piccolo R.E.G. da parte dell'odierno ricorrente che ha costretto la madre alla proposizione del giudizio, nel quale l'E. è risultato soccombente anche quanto all'imposizione di un contributo al mantenimento. Non sussistono quindi le dedotte violazioni di legge nella sentenza impugnata né può ritenersi insufficiente o incongrua la motivazione a fronte della chiara soccombenza in primo grado e ciò tanto più in confronto alla compensazione delle spese operata dal giudice dell'appello in relazione alla reciproca soccombenza delle parti nel giudizio di appello.
 



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